BASSACUTENA. Restano in carcere, come richiesto dal pubblico ministero Mauro Lavra, Gheorghe Vasile, 33 anni, e Aurelian Bivolaru, 42 anni, difesi rispettivamente dagli avvocati Daniela Peru e Marco Salis, mentre è stato scarcerato Flaviu Cosmin Balota, 36 anni, assistito dall’avvocato Giuseppe Onorato. Così ha deciso il giudice Marco Contu al termine dell’udienza di convalida del fermo per la rapina al “Pink bar” di Bassacutena, avvenuta nella notte tra domenica e lunedì. I tre, tutti romeni, sono indagati con l’accusa di rapina impropria in concorso. Vasile è stato colpito alle gambe mentre fuggiva da uno o più colpi di fucile sparati dal titolare del bar Nicolò Pirredda che si era precipitato nel locale insieme alla moglie Cristina Sanna dopo che era suonato l’allarme. Era stato raggiunto dai carabinieri in una panchina di via Nazionale dove si era fermato dolorante dopo aver corso per un breve tratto. Gli altri due connazionali erano stati fermati entrambi nell’abitazione di Telti della moglie di Bivolaru (l’uomo si trovava lì nonostante il divieto di avvicinamento nei confronti della donna).

Vasile e Bivolaru si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre Balota ha reso spontanee dichiarazioni riferendo che era in quella casa come ospite e che il cellulare che era stato sequestrato non era il suo ma di Bivolaru.

I tre difensori hanno contestato la prospettazione accusatoria e la ricostruzione dei fatti evidenziando come dagli atti delle indagini risulti che Vasile sia stato colpito da una o più fucilate che l’hanno raggiunto quando si trovava dall’altra parte della strada, a 15 metri di distanza e che, quindi non poteva essere un pericolo, così come hanno contestato il reato di rapina impropria il cui elemento della minaccia si basa unicamente sulla versione dei titolari del bar.

Ma le tesi difensive hanno convinto solo in parte il giudice. Che ha confermato la misura cautelare in carcere per Vasile e Bivolaru e scarcerato, senza confermare il fermo per Balota. «Sono soddisfatto che abbia accolto integralmente le mie tesi difensive», dice l’avvocato Onorato che aveva evidenziato come «la mera presenza nella casa di uno dei due, non fosse sufficiente a giustificare la misura».

Anche la condotta di Nicolò Pirredda è al vaglio della Procura. L’uomo ha riferito agli investigatori di aver sparato per legittima difesa.

Fonte notizia: La Nuova Sardegna > Homepage

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