NUORO. Erano finiti a processo nell’ambito di un’inchiesta della Squadra mobile di Nuoro e del commissariato di Orgosolo, che nel 2017 avevano sgominato una banda specializzata in furti di auto e moto, rapine ai furgoni dei Monopoli di Stato, traffico di droga e armi. Ieri il gup del tribunale di Nuoro, Giacomo Ferrando, ha assolto Pasquale Buffa, orgolese di 30 anni, dall’accusa di avere, in concorso con Francesco Miscera, detenuto e trasportato in luogo pubblico un’arma da guerra con relativo munizionamento, e condannato a 1 anno e 4 mesi Antonello Marini per furto di tabacchi, simulazione di reato e traffico di droga. I due imputati erano difesi dagli avvocato Gianluigi Mastio e Caterina Zoroddu.

L’inchiesta, partita a seguito di una rapina al furgone dei Monopoli avvenuta ad Orgosolo nel settembre del 2015, due anni dopo aveva portato all’emissione di diverse misure cautelari. Erano finiti in carcere gli orgolesi Francesco Miscera, 25 anni, Gavino Carta, di 22, Pasquale Buffa, di 25, e il mamoiadino Simone Musina, di 22 anni. Ai domiciliari il nuorese Franco Porcheri, dipendente della ditta Nusi di Nuoro, e autista del furgone che trasportava tabacchi e valori bollati, rapinato per ben tre volte, nel 2013, nel 2015 e ancora nel 2016. Per lui accuse di furto, rapina simulata e anche di peculato. L’obbligo di dimora era scattato per Antonello Marini, coinvolto nel furto e nella simulazione del reato, e accusato di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti; Francesco Tandeddu, accusato di favoreggiamento e Giuseppe Biscu accusato di detenzione di armi.

Gli imputati avevano scelto strade processuali diverse (la posizione di Biscu era stata archiviata). Ieri a Nuoro si è concluso il processo in abbreviato per gli Buffa e Marini, per i quali il pm Selene Desole aveva chiesto la condanna, sulla base delle conversazioni che gli inquirenti erano riusciti a captare nel corso delle indagini. Ed è proprio sul contenuto delle intercettazioni che si è concentrata l’arringa dell’avvocato Mastio che, ritenendo ci fossero dati equivoci e poco precisi nelle conversazioni registrate, ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. E se per l’accusa, l’arma da guerra (un kalashnikov mai trovato) e un’altra comune da sparo, erano anche nella disponibilità di Buffa, per la difesa erano emersi dati che consentivano di sostenere che fossero solo nella disponibilità di Miscera, che aveva anche la licenza per detenerle. I due erano stati intercettati nelle campagne di Orgosolo mentre usavano e “scarrellavano” l’arma. Ma come ha rimarcato la difesa di Buffa, un kalashnikov non può essere “scarrellato”. Inoltre non c’erano prove per poter attribuire l’intensità dello sparo sentito nelle intercettazioni a una determinata tipologia di arma. «Per determinarlo sarebbe stata necessaria una perizia», ha concluso l’avvocato Mastio. (k.s.)
 

Fonte notizia: La Nuova Sardegna > Homepage

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