CAGLIARI. L’uomo del giorno è Giorgio Altare, che con la sua capocciata ha tirato fuori dall’abisso il Cagliari a Salerno restituendogli la possibilità di lottare ancora per la salvezza. C’è chi conosce molto bene il gigante rossoblù, per averlo allenato appena un anno fa a Olbia, il tecnico Max Canzi. «Giorgio è un bergamasco di montagna. Un duro, che non si arrende mai. Per questo motivo è arrivato in alto sino alla serie A, dopo aver percorso un cammino irto di difficoltà, che avrebbe scoraggiato altri».

Già, perché Altare, classe 1998, era un prodotto del vivaio del Milan, che ci ha creduto poco, come pure il Genoa che ne ha rilevato il cartellino e lo ha mandato in giro in prestito in serie C. «E’ stato bravo il nostro direttore sportivo Tommaso Tatti – sottolinea Canzi –, che ha capito le sue potenzialità e lo ha portato a Olbia già a metà di due stagioni fa».

Da lì è iniziata una nuova carriera per il “corazziere bergamasco”. «In pratica la stagione scorsa – racconta Canzi – è stata la prima in cui ha giocato un intero campionato da titolare. Ed è cresciuto tanto, tantissimo, sino a vedersi spalancare le porte del ritiro del Cagliari».

Poi Mazzarri lo ha lanciato in prima squadra, e Altare non ha più mollato il posto. «Ha saputo approfittare di alcuni infortuni dei giocatori che erano davanti a lui nelle gerarchie – continua il tecnico dell’Olbia – mostrando di che pasta è fatto. Altare del resto sembra un giocatore lento e sgraziato, ma giusto agli occhi di chi capisce poco di calcio, in realtà è molto efficace».

E ha il vizietto del gol… «Sì, perché anche con noi ne ha fatto qualcuno. Di testa in area può essere micidiale, come lo è stato domenica a Salerno. Dove ha esultato sì, ma in maniera un po’ contenuta, visto che la squadra era andata lì per vincere e ha portato via un punto che, comunque, tiene in vita il Cagliari».

Già, come è messo ora il Cagliari? La retrocessione sembra l’opzione più probabile. Ma Canzi non è assolutamente di questo avviso. «La situazione è molto complicata – ammette l’allenatore dell’Olbia – ma ancora non è finita. Anche perché la squadra c’è e lo ha dimostrato con la splendida reazione sul campo infuocato della Salernitana. Chiaro, a questo punto, al terzultimo posto, non dipende solamente da loro ma dai risultati concomitanti. Però, ecco, è ancora tutto in gioco».

Ma il primo scoglio si chiama Inter, che domenica sarà ancora in lotta per lo scudetto. «Se guardiamo i valori in campo – sottolinea Canzi – è chiaro che l’Inter sia di un altro pianeta. Ma è una partita secca, con l’importante spinta del pubblico di casa, e con motivazioni che forse sono superiori rispetto ai nerazzurri. Insomma, non è folle pensare a un risultato positivo del Cagliari. Anzi, se proprio volete saperlo, io ci credo proprio in un finale a favore dei rossoblù».

Intanto si gode il bel risultato della sua Olbia, che è arrivata ai play off di C facendo un figurone, dopo aver guidato la Primavera del Cagliari sfornando per la prima squadra gente come Carboni, Gagliano e Ladinetti. «Un’esperienza fantastica – ricorda Canzi –. Giulini ha cambiato l’atteggiamento della società verso il settore giovanile. L’interesse del Cagliari per i giovani è diventato strutturale, tutta un’altra storia rispetto alla dirigenza precedente. E i risultati, prima miei e poi di Agostini con la Primavera lo stanno a dimostrare».
 

Fonte notizia: La Nuova Sardegna > Archivio

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