SASSARI. Il piano che non piace al presidente Draghi è ancora in una fase di incertezza. I costruttori chiedono che la misura venga confermata e in questo braccio di ferro quelli che rischiano di rimanere delusi sono proprio quei contribuenti che aspirano a accedere ai benefici. Particolarmente a rischio sono i proprietari di unità indipendenti e di edifici unifamiliari. Per questo genere di immobili, infatti, il superbonus 110 per cento scade il 30 giugno.

Per usufruire della proroga prevista nel decreto aiuti che fissa il nuovo termine al 30 settembre, bisogna avere ultimato (al 30 giugno) almeno il 30 per cento dell’intervento complessivo. Quindi chi ha già avviato i lavori e li ha portati almeno a circa un terzo avrà tempo sino a settembre per ultimarli. Sempre che le regole non cambino nuovamente, nel frattempo.

Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica in Sardegna le asseverazioni (le dichiarazioni sottoscritte dal tecnico abilitato, con la quale si attesta che gli interventi sono rispondenti ai requisiti tecnici e alla congruità dei costi) per le unifamiliari sono state complessivamente 3.497 per 423 milioni di investimenti (investimento medio 121 mila), mentre per le case indipendenti (unità immobiliari che fanno parte di edifici più grandi, ma dotate di accesso autonomo e indipendenti per almeno tre impianti tra acqua, luce, gas e riscaldamento) le asseverazioni sono state 1.403 per 157 milioni di investimenti. In questo caso l’investimento medio è di 111mila euro.

La proroga prevista dal decreto aiuti rischia però di tagliare fuori molti contribuenti che non sono riusciti a partire tempestivamente con i lavori, ma non per colpe proprie. Gli ultimi decreti antifrodi hanno reso più difficile la cessione del credito d’imposta. Per tutti i lavori ammissibili al Superbonus 110%, è possibile scegliere di beneficiare dell’incentivo in detrazione con la dichiarazione dei redditi o la cessione del credito o dello sconto in fattura. Con la seconda soluzione il beneficiario decide di cedere il suo credito d’imposta pari al 110% all’impresa che esegue i lavori oppure agli istituti di credito o ad altri intermediari finanziari. Con la cessione all’impresa il proprietario dell’immobile non deve pagare i lavori eseguiti e l’impresa può utilizzare quel credito in compensazione, con la stessa modalità con la quale ne avrebbe usufruito il beneficiario se avesse scelto la detrazione fiscale. È però sorto un problema con diversi istituti di credito che avevano esaurito il plafond: in questo caso è consentita un’ulteriore cessione a favore di clienti con i quali la banca ha stipulato un contratto di conto corrente. Non c’è però la possibilità di un’ulteriore cessione.

Con questa modifica alle regole il quadro complessivo è questo: prima cessione libera; seconda e terza cessione verso soggetti qualificati; quarta dalle banche ai propri correntisti.

Sulla base di queste nuove regole è comunque difficile fare una stima dei contribuenti interessati alla proroga nelle unità indipendenti e negli edifici unifamiliari. Il dato dell’Agenzia nazionale, infatti, non fa distinzione tra interventi ultimati e interventi in corso. Tanto meno può chiarire quanti di questi interventi siano prossimi al 30 per cento di esecuzione.

Il computo dell’Enea parla infatti genericamente di “asseverazioni”. Alcuni potrebbero essere già alla fine dell’intervento, altri no. E potrebbero correre il rischio di dover mettere mano al portafoglio per anticipare alcune spese. Si potrebbe creare una situazione in cui si ottiene la proroga, ma si deve attendere di ultimare alcune opere prima di poter cedere il 110 per cento.

Per i quattromila contribuenti sardi che forse si trovano in mezzo al guado ancora qualche mese di incertezza, in attesa di condurre in porto senza sorprese gli interventi iniziati con la prospettiva del superbonus. (r.pe.)

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