NUORO. Ancora un nulla di fatto per la costruzione in città della Rsa, la residenza sanitaria assistita. L’opera è nei programmi dell’amministrazione civica guidata dal sindaco Andrea Soddu, sin dall’anno del suo primo insediamento, nel 2015. Ma sinora non si è andati al di là dell’indicazione di massima dell’area, una superficie comunale nella zona del “Borghetto”, al confine tra Città nuova e Città giardino. A velocizzare le pratiche neppure la circostanza che il comune di Nuoro continua a non avere una struttura sanitaria residenziale, per ricoverare soprattutto chi ha necessità di un periodo di riabilitazione.

Pazienti oggi costretti spesso ad andare lontano, fuori provincia (la scelta cade quasi sempre su Padru o Milis) per trovare assistenza e cure specialistiche. In municipio garantiscono però che la questione è al centro dell’attività amministrativa: «Ci sono interlocuzioni continue tra il sindaco e la Regione, che deve garantire l’effettivo accreditamento della struttura, affinché i servizi prestati siano all’interno del piano sanitario regionale», spiega la presidente della Commissione programmazione e bilancio, Maria Boi.

L’impegno di massima in questo senso è già negli atti formali. La giunta regionale nel 2013 (nella ricognizione dell’assistenza sanitaria nelle Rsa) ha previsto per la provincia di Nuoro 180 posti letto, aumentabili sino a 280. Quaranta li ha presi Macomer, dove l’anno scorso è stata aperta la prima Rsa nel territorio provinciale.

Nuoro dovrà avere la parte restante dei posti, nel momento in cui la Rsa passerà dal progetto alla realtà. Comune capoluogo e Asl (Azienda sanitaria locale) nel 2016 hanno firmato un protocollo d’intesa, che dava seguito alla delibera della Regione.

Tra le soluzioni, oltre alla costruzione ex novo dei locali, anche la possibilità di un adeguamento allo scopo dell’edificio di via Trieste, oggi sede del servizio d’Igiene pubblica. Mentre per la realizzazione e la gestione della struttura l’opzione maggiormente tenuta in considerazione è quella di una gestione privata, in concessione da parte del Comune.

«Purtroppo siamo fermi proprio a quell’atto firmato con l’Azienda sanitaria locale – rimarca la consigliera Boi – e questo non per colpa nostra. Manca la necessaria azione d’impulso da parte della Regione e non è da escludere che qualche forza remi contro, visto che le Rsa sono servizi appetibili, perché garantiscono profitti e posti di lavoro».

Vantaggi che tornerebbero utili anche nel Nuorese, da sempre in emergenza sia per l’occupazione, sia per la possibilità di migliorare i redditi. Anche se il problema più grosso è quello della negata assistenza, come ricorda la consigliera Boi, che aggiunge: «Ci sono pazienti vittime di incidente o perché colpiti da ictus per i quali è fondamentale il ricovero in una Ras, dopo il primo periodo di degenza in ospedale. Solo queste strutture – conclude la presidente della Commissione programmazione e bilancio – possono garantire la riabilitazione, grazie al personale specializzato, che va dai medici neurologi ai fisioterapisti, sino agli Oss».

Necessità sempre più diffuse, per via di una popolazione in cui cresce l’età media e, quindi, anche la frequenza di patologie invalidanti.

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